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Stoccafisso e baccalà: l’anima segreta della cucina regionale

Stoccafisso e Baccalà nella tradizione gastronomica italiana“, edito da Yorick Editore per Il Cuoco Letterato, è un viaggio affascinante nel cuore della cucina italiana, alla scoperta di due protagonisti intramontabili della nostra tradizione gastronomica. Con uno stile chiaro e coinvolgente, il libro intreccia storia, cultura e sapori, raccontando come stoccafisso e baccalà abbiano attraversato secoli e regioni, diventando simboli di convivialità e identità locale.

Dalle grandi ricette della tradizione alle curiosità storiche più sorprendenti, l’opera valorizza un patrimonio culinario spesso dato per scontato, restituendogli il giusto prestigio. Un volume imperdibile per chi ama la cucina italiana autentica e desidera riscoprirne le radici più profonde, tra gusto, memoria e passione.

Nel volume si narra, tra l’altro, dell’avventurosa scoperta dello “stocfiso”, ovvero di come l’umanità abbia tratto beneficio da un disastroso naufragio e di come, cacciando le balene, sia stato inventato il baccalà.

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Paola Giardina e il cammino di riscoperta nel suo romanzo d’esordio

A passo di donna è un romanzo di Paola Giardina, pubblicato nel 2025 da Yorick Editore nella collana Storie in panchina. Si presenta come un’opera narrativa che mette al centro il percorso di una protagonista femminile, un viaggio simbolico e reale che intreccia introspezione, relazioni e trasformazione personale.

Il romanzo propone una storia intrisa di semplicità e profondità al tempo stesso, in cui il “camminare” rappresenta non solo lo spostarsi nello spazio, fuori dagli angusti limiti di un matrimonio fallito, ma soprattutto lo spostarsi dentro se stessi e le proprie possibilità. La figura femminile protagonista, dal nome evocativo di Speranza, sembra incarnare un percorso di autoaffermazione e riscoperta. Il passo diventa quindi metafora di un cammino di crescita e di conquista della propria voce.

In “A passo di donna” emergono dinamiche relazionali — con altre persone e con se stessi — che fungono da catalizzatori per la trasformazione del personaggio. Il titolo stesso suggerisce un andamento meditativo, che privilegia riflessione e ritmo interno rispetto a colpi di scena frenetici. Il “passo” diventa così il ritmo della narrazione. Paola Giardina dipana una narrazione calma, sommessa ma intensa, che predilige l’introspezione ai dialoghi veloci: un ritmo che invita il lettore a fare proprio il passo emotivo della protagonista.

Un libro agile ma denso di significato, lontano dalle trame complesse di grandi romanzi, ricco di sensazioni, pensieri e momenti di consapevolezza.


La ricetta. Vivaddio anche in questo romanzo si mangia, e si mangia bene: “Crema di porri e patate con rosmarino, fonduta di parmigiano con menta, lamelle crude di porcini, pesto di barbabietole rosse con mandorle tostate, battuto di lardo con composta di mirtilli per accompagnare borlengo e gnocco fatto con le mie mani e le mille lame di questo frullatore” è il sontuoso menù di una cena tra amici. Ma a tutto questo preferiamo la semplicità fragrante della sfogliatella, consumata a Napoli “all’antico forno dei fratelli Attanasio“. Qui la ricetta.

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Ci vorrebbe davvero un pò di gioia!

Parliamo della riscoperta di uno dei romanzi italiani più audaci e liberi del Novecento. Pubblicato integralmente ventidue anni dopo la sua stesura, è ancora un romanzo di sconcertate attualità.

“L’arte della gioia”, di Goliarda Sapienza, è un romanzo poderoso, anticonvenzionale e sorprendentemente moderno, scritto tra gli anni ’60 e ’70 ma pubblicato integralmente solo dopo la morte dell’autrice. Racconta l’intera vita di Modesta, nata poverissima il 1° gennaio 1900, che attraverso intelligenza, desiderio, volontà e un’irriducibile fame di libertà costruisce il proprio destino in un’Italia che cambia.

Il romanzo segue Modesta dall’infanzia segnata dalla miseria fino all’affermazione sociale e intellettuale, passando per amori, rapporti di potere, manipolazioni e scelte scandalose per la morale del tempo. Modesta non è una protagonista “buona”, ma è profondamente umana, complessa, ribelle, capace di prendere ciò che vuole e di amarsi senza vergogna. Questo la rende unica e, per molti lettori, indimenticabile.

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Ci vorrebbe un altro miracolo economico italiano. E se cominciassimo da pane e pomodoro?

Straordinarie trasformazioni dello stile di vita, del linguaggio e dei costumi degli italiani, accompagnati da un deciso aumento del tenore di vita delle famiglie, avrebbero rappresentato quella irripetibile accelerazione della crescita economica soprannominata  “il miracolo economico italiano”.

E’ quello il periodo in cui si spalma la trama del bel romanzo di Paolo Nelli, “Trattato di economia affettiva”.

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“Andate affanculo, schiavisti! Sono settant’anni che faccio lo sfigato!” Il turpiloquio arriva a tavola?

“Andate affanculo, schiavisti! Sono settant’anni che faccio lo sfigato!” Così grida Anatrino (alias Paperino) prima di spennare vivo l’odiatissino Zio Anatrone (alias Zio Paperone)”. Calma! Parliamo di un libro, naturalmente. Ma andiamo con ordine. “Anatra all’arancia meccanica” del collettivo Wu Ming (Einaudi Editore) è una manciata di racconti infilzati come le anatre della Tasmania di Flynn (che è un personaggio del racconto “In like Flinn”) a formare una collana surreale e irriverente, grondante di caustica ironia e a tratti di grassa comicità.

I cinque di Wu Ming, maneggiando con disinvoltura un gergo greve insieme a immagini splatter di sconcertante brutalità, dimostrano, come già Henry Miller nel capolavoro pornografico “Opus pistorum”, che è possibile fare letteratura “alta” utilizzando gli scarti della cucina letteraria.

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Il mondo è a pezzi? Rifugiamoci in un opulento “trionfo di gola”.

Il maestoso trionfo di gola è una vera rarità dolciaria siciliana, “una montagnola verde fatta di gelatina di pistacchio, mescolata alle arance candite, alla ricotta dolce, all’uvetta e ai pezzi di cioccolata” che “si squaglia in bocca come una nuvola spandendo profumi intensi e stupefacenti”. Dolce opulento, di produzione conventuale, evocato anche al ballo dei Ponteleone del famoso banchetto de “Il Gattopardo” di G. Tomasi di Lampedusa.

L’ispirazione per il dolce, un vero e proprio comfort food, trae spunto dalla lettura di “Bagheria” che è certamente il romanzo più autobiografico di Dacia Maraini.

Frutto di una mescolanza genetica, la Maraini è donna affascinante e poliedrica, scrittrice raffinata ed elegante e, nelle rare interviste televisive, conversatrice abile, ironica e graffiante.

Per saperne di più sul romanzo e sull’autrice e, soprattutto, per avere la ricetta del dolce vai alla pagina dedicata.

L’immagine di copertina è tratta da https://www.lacassataceliaca.it/trionfo-di-gola/

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Un buon caffè da gustare con lentezza. Una breve vacanza dallo stress…

Un buon caffè, l’aroma che sale lieve alla narici, il ritmo lento di un’antica ricetta: una breve vacanza dallo stress.

Siamo costantemente incalzati dall’annuncio di catastrofi imminenti. Le emergenze ci tallonano togliendo sapore alla vita. C’è l’allarme ambientale  e climatico con i mari inquinati e i pesci imbottiti di mercurio e plastica; l’emergenza economica con la recessione dietro l’angolo e il lavoro che non si trova; l’emergenza immigrazione con gli stranieri che ci tolgono il lavoro e stuprano le nostre donne; l’emergenza femminicida con le nostre donne massacrate da italianissimi uomini. E poi le guerre! Basta! Prendiamoci una pausa, magari con un buon caffè napoletano preparato con lenta consapevolezza secondo il rito descritto da Pasquale Lojacono al dirimpettaio prof. Santanna.

Parliamo diQuesti fantasmi! “, scritta da Eduardo De Filippo nel 1945 ed interpretata dallo stesso commediografo il 7 gennaio 1946, al Teatro Eliseo di Roma, con la Compagnia «Il Teatro di Eduardo con Titina De Filippo».

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La Salsa Assassina (per i fanatici di crime story)

Gianni Farinetti, “Un delitto fatto in casa” (Marsilio, 1996)

“…Perché la colpa è solo mia, pensa la vecchia cuoca di casa Gaurienti soffiandosi rumorosamente il naso, mia e del mio maledetto bagnet vert.  Gli piaceva tanto al me Cesare e invece con tutto quel peperoncino me lo ha ucciso.”

Davvero la vecchia cuoca ha ucciso, sia pure senza volerlo, Cesare Gaurienti, capostipite dispotico e indiscusso di una famiglia alto borghese, il suo Cesare? Ma procediamo con ordine.

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