Paola Giardina e il cammino di riscoperta nel suo romanzo d’esordio

A passo di donna è un romanzo di Paola Giardina, pubblicato nel 2025 da Yorick Editore nella collana Storie in panchina. Si presenta come un’opera narrativa che mette al centro il percorso di una protagonista femminile, un viaggio simbolico e reale che intreccia introspezione, relazioni e trasformazione personale.

Il romanzo propone una storia intrisa di semplicità e profondità al tempo stesso, in cui il “camminare” rappresenta non solo lo spostarsi nello spazio, fuori dagli angusti limiti di un matrimonio fallito, ma soprattutto lo spostarsi dentro se stessi e le proprie possibilità. La figura femminile protagonista, dal nome evocativo di Speranza, sembra incarnare un percorso di autoaffermazione e riscoperta. Il passo diventa quindi metafora di un cammino di crescita e di conquista della propria voce.

In “A passo di donna” emergono dinamiche relazionali — con altre persone e con se stessi — che fungono da catalizzatori per la trasformazione del personaggio. Il titolo stesso suggerisce un andamento meditativo, che privilegia riflessione e ritmo interno rispetto a colpi di scena frenetici. Il “passo” diventa così il ritmo della narrazione. Paola Giardina dipana una narrazione calma, sommessa ma intensa, che predilige l’introspezione ai dialoghi veloci: un ritmo che invita il lettore a fare proprio il passo emotivo della protagonista.

Un libro agile ma denso di significato, lontano dalle trame complesse di grandi romanzi, ricco di sensazioni, pensieri e momenti di consapevolezza.


La ricetta. Vivaddio anche in questo romanzo si mangia, e si mangia bene: “Crema di porri e patate con rosmarino, fonduta di parmigiano con menta, lamelle crude di porcini, pesto di barbabietole rosse con mandorle tostate, battuto di lardo con composta di mirtilli per accompagnare borlengo e gnocco fatto con le mie mani e le mille lame di questo frullatore” è il sontuoso menù di una cena tra amici. Ma a tutto questo preferiamo la semplicità fragrante della sfogliatella, consumata a Napoli “all’antico forno dei fratelli Attanasio“. Qui la ricetta.


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