Grandi cuochi del passato: Gioacchino Rossini

Non tutti sanno che il genio musicale pesarese, che ha regalato al mondo impareggiabili composizioni come “Il barbiere di Siviglia”, “La gazza ladra”, “Semiramide” e “Guglielmo Tell”, era anche un raffinatissimo gastronomo.

Dal carattere umorale e collerico ma pure gioviale bon vivant, amante della buona tavola e delle belle donne, durante il suo lungo soggiorno a Parigi come direttore del Théâtre talien,  dal 1824 al 1836, Rossini si diede smodatamente ai piaceri della tavola, che gli saranno fatali (“mangia come tre orchi, ingozza fino a venti bistecche al giorno“, scrive il suo ammiratore e biografo Stendhal). Continua a leggere “Grandi cuochi del passato: Gioacchino Rossini”

La marmellata di Nostradamus

Traité des Fardements et Confitures (Nostradamus)

Michel de Notre-Dame, meglio conosciuto come Nostradamus, fu astrologo, scrittore, farmacista e speziale francese.

Insieme a San Malachia, è  uno tra i più famosi scrittori di profezie della storia. Le Profezie di Nostradamus consistevano in quartine in rima, raccolte in gruppi di cento nel libro “Les Vrayes Centuries et Propheties de Maistre Michel Nostradamus” (Le vere centurie e profezie del maestro Michel de Notre-Dame), edito ad Avignone nel 1556.

Meno noto è il suo Traité des Fardements et Confitures (Trattato dei Condimenti e Conserve), edito a Lyon nello stesso anno in cui veniva dato alle stampe il suo primo almanacco (1556) con cui Nostradamus trasmette ai posteri il “segreto” della trasformazione e conservazione delle sostanze “periture”, fino ad allora gelosamente conservato e tramandato per via orale fra pochi iniziati.

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Grandi Cuochi del passato: Antoine Beauvilliers

190 parole, tempo di lettura 1 minuto

Antoine Beauvilliers (1754 – 1817) esordì come cuoco di successo fondando a Parigi, nel 1782 in rue de Richelieu, il primo vero ristorante della capitale francese, la “Grande Taverna de Londres”. Alla vigilia della Rivoluzione, incoraggiato dal successo del primo, aprì un secondo ristorante, che portava il suo nome, nella galleria di Valois del Palais Royal.

Come notò disse Brillat Savarin ”Beauvilliers per primo aprì un locale elegante, dei camerieri ben vestiti, una cantina accuratamente riformata ed una cucina d’eccellente qualità”. La fama di Beauvilliers durò a lungo, a parte la parentesi del periodo del Terrore, fino al 1825 quando, dopo la sua morte, i locali chiusero. Nominato “Chef de cuisine” dal Conte di Provenza, Beauvilliers amava ricevere i suoi clienti con la spada al fianco, in uniforme di “Ufficier de bouche de riserve”.

Nei suoi menù spiccavano pietanze assai rinomate come il Fricandò agli spinaci, la Choucroute e l’Anatra alle rape, ma anche piatti che lo sarebbero diventati quali lo Sformato al latte di capra, il Pasticcio caldo di beccaccia e le Animelle di agnello allaDauphine.

Nel 1814 Antoine Beauvilliers pubblicò un ponderoso trattato gastronomico dal titolo “L’Art de Cuisiners”.