“Andate affanculo, schiavisti! Sono settant’anni che faccio lo sfigato!” Il turpiloquio arriva a tavola?

“Anatra all’arancia meccanica” del collettivo Wu Ming (Einaudi Editore, 2011)

“Andate affanculo, schiavisti! Sono settant’anni che faccio lo sfigato!” Così grida Anatrino (alias Paperino) prima di spennare vivo l’odiatissino Zio Anatrone (alias Zio Paperone)”.

Calma! Parliamo di un libro, naturalmente. Ma andiamo con ordine. “Anatra all’arancia meccanica” del collettivo Wu Ming (Einaudi Editore) è una manciata di racconti infilzati come le anatre della Tasmania di Flynn (che è un personaggio del racconto “In like Flinn”) a formare una collana surreale e irriverente, grondante di caustica ironia e a tratti di grassa comicità.

I cinque di Wu Ming, maneggiando con disinvoltura un gergo greve insieme a immagini splatter di sconcertante brutalità, dimostrano, come già Henry Miller nel capolavoro pornografico “Opus pistorum”, che è possibile fare letteratura “alta” utilizzando gli scarti della cucina letteraria.

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Il mondo è a pezzi? Rifugiamoci in un opulento “trionfo di gola”.

Il maestoso trionfo di gola è una vera rarità dolciaria siciliana, “una montagnola verde fatta di gelatina di pistacchio, mescolata alle arance candite, alla ricotta dolce, all’uvetta e ai pezzi di cioccolata” che “si squaglia in bocca come una nuvola spandendo profumi intensi e stupefacenti”. Dolce opulento, di produzione conventuale, evocato anche al ballo dei Ponteleone del famoso banchetto de “Il Gattopardo” di G. Tomasi di Lampedusa.

L’ispirazione per il dolce, un vero e proprio comfort food, trae spunto dalla lettura di “Bagheria” che è certamente il romanzo più autobiografico di Dacia Maraini.

Frutto di una mescolanza genetica, la Maraini è donna affascinante e poliedrica, scrittrice raffinata ed elegante e, nelle rare interviste televisive, conversatrice abile, ironica e graffiante.

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L’immagine di copertina è tratta da https://www.lacassataceliaca.it/trionfo-di-gola/

La Serie su Antonin Carême: un viaggio nell’Alta Cucina

La storia di Antonin Carême, cuoco di Napoleone, del re inglese Giorgio IV, dello Zar Alessandro I e del banchiere Rothschild nonché inventore del toque blanche, il classico cappello del cuoco, diventa una serie (su Apple tv+ dal 30 aprile) con Benjamin Voisin ad interpretare l’affascinante chef protagonista dell’alta cucina francese.

A quasi duecento anni dalla sua morte (Carême morì in Germania nel 1833, a soli 48 anni,a causa delle conseguenze della continua inalazione di fumi di carbone abituali nelle cucine dell’epoca), il regista Martin Bourboulon (Papa ou Maman, Eiffel e il dittico del 2023 I tre moschettieri – D’Artagnan e Milady) firma la serie sul famoso cuoco e scrittore francese.

La serie è ispirata al libro “Cooking for Kings: The Life of Antonin Carême, The First Celebrity Chef“, dello storico inglese Ian Kelly. Nella trasposizione cinematografica si immagina che lo chef venga coinvolto nelle trame complicate di Talleyrand trasformandolo in una spia. Sesso cibo e politica sono quindi i tre pilastri narrativi giocati per la realizzazione del progetto televisivo.

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Il pranzo di Natale? Cadaveri a pezzi, blinis e caviale

Natale in Svezia. Due misteriose scomparse e un investigatore mezzo italiano, per il cognome, e mezzo svedese per quel che mangia, creano l’atmosfera giusta per provare a gustare dei deliziosi blinis. 

Parliamo di L’uomo senza un cane”  horror fiction di Hakan Nesser, (editore TEA)

(Nota bene: nella finzione letteraria il patetico e inconcludente Robert – la cui impresa più memorabile è quella di masturbarsi in diretta tv completamente ubriaco – scrive un romanzo dal titolo, a sorpresa, “L’uomo senza un cane” per fortuna, almeno quello, rimasto inedito).

La trama. A pochi giorni da Natale, la famiglia Hermansson si riunisce per festeggiare i sessantacinque anni di Karl-Erik, padre encomiabile, insegnante in pensione e uomo tutto d’un pezzo e i quaranta di Ebba, la sua figlia prediletta. Ma la sparizione, quasi contemporanea, di Robert prima, pecora nera della famiglia e di Henrik poi, primogenito quasi perfetto di Ebba, gettano la famiglia nell’angoscia. Le indagini sono affidate all’ispettore Gunnar Barbarotti (nome svedese e cognome italiano) che, senza l’aiuto del caso o, forse, di un Dio la cui esistenza è sotto esame da parte del poliziotto, non riuscirebbe mai nell’ingrato compito di sciogliere il doppio enigma. Intanto il caso si complica sempre più, aggiungendo orrore e pazzia all’angoscia, in un tripudio finale di cadaveri fatti a pezzi e assassini insospettabili. Tanto orrore e così poco da mangiare.

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A proposito di Notre Dame: parliamo di Nostradamus e delle sue marmellate

Michel de Notre-Dame, meglio conosciuto come Nostradamus, fu astrologo, scrittore, farmacista e speziale francese.

Insieme a San Malachia, è  uno tra i più famosi scrittori di profezie della storia. Le Profezie di Nostradamus consistevano in quartine in rima, raccolte in gruppi di cento nel libro “Les Vrayes Centuries et Propheties de Maistre Michel Nostradamus” (Le vere centurie e profezie del maestro Michel de Notre-Dame), edito ad Avignone nel 1556.

Meno noto è il suo Traité des Fardements et Confitures (Trattato dei Condimenti e Conserve), edito a Lyon nello stesso anno in cui veniva dato alle stampe il suo primo almanacco (1556) con cui Nostradamus trasmette ai posteri il “segreto” della trasformazione e conservazione delle sostanze “periture”, fino ad allora gelosamente conservato e tramandato per via orale fra pochi iniziati.

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